Il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri dell’Aquila Elio Masciovecchio interviene sui temi della ricostruzione dopo il sisma di Ischia e ad un anno da quello che ha messo in ginocchio il centro Italia. Riequilibrato a garanzia delle fasce sociali più deboli, il provvedimento del governo rappresenta una soluzione possibile per la messa in sicurezza degli edifici. Necessaria una campagna  capillare di informazione  verso i cittadini

Ripartire dalla prevenzione, principio da tradurre in pratica senza più indugi e ripensamenti. “La prevenzione è una necessità improcrastinabile per questo Paese” dice il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri dell’Aquila Elio Masciovecchio a seguito del sisma che ha colpito Ischia e soprattutto ad un anno esatto da quello che ha messo in ginocchio buona parte dell’entroterra dell’Italia centrale.  “Ricordiamo quei momenti con dolore, noi che li avevamo vissuti alcuni anni prima – spiega Masciovecchio – ed ora non possiamo che dimostrarci vicini ai nostri fratelli di Amatrice e degli altri luoghi fatti crollare dalle scosse. La nostra vicinanza fisica, la nostra prossimità di territorio è anche  emozionale, così come non dimentichiamo il popolo ischitano. A questo proposito confermiamo, come Ordine professionale, la massima disponibilità a recarci nell’isola per apportare il nostro contributo nel caso  ci venisse richiesto dalla Protezione Civile, così come accaduto nel passato“.

Dopo l’emozione è però l’ora della riflessione su quanto sta accadendo in Italia, “ormai un Paese sismico per eccellenza, anche se in alcune parti con più rischi ed in altre meno“.  E di fronte alla terra che trema ormai con impressionante continuità che cosa si può fare? Non perdere mai di vista la prevenzione e gli strumenti che possono contribuire a realizzarla. Alte vie per Masciovecchio non ce ne sono. E la prevenzione può partire, per il presidente degli Ingegneri aquilani, innanzitutto da una vasta e capillare campagna d’informazione e conoscenza verso i cittadini sulle loro condizioni abitative, sullo stato in cui si trovano gli edifici ed incentivare di conseguenza le messe a norma e le opere di manutenzione. Che non possono prescindere dallo strumento ideato dal Governo, il sisma bonusl’unica soluzione applicabile” per Masciovecchio “seppure da rivedere  in alcuni suoi elementi caratterizzanti“.

Il sisma bonus non rappresenta il rimedio assoluto, ma un primo passo decisivo per ricreare le condizioni di adeguata abitabilità per molte case italiane, prendendo atto, poi, che tale strumento potrebbe rappresentare anche un decisivo motore di rilancio economico. “Senza un contributo da parte dello Stato i cittadini non possono e non riescono a mettere mano alle proprie case, per questo plaudiamo al sisma bonus, pur evidenziando la necessità di riformulare alcune sue componenti. E’ questa l’unica possibilità che ha lo Stato in tema di sicurezza antisismica per salvaguardare i propri cittadini e la stessa finanza pubblica“. Vanno però riscritti alcuni parametri per evitare che il beneficio della misura possa essere raccolto quasi esclusivamente da chi può permettersi economicamente l’accesso ai fondi e quindi di procedere con i lavori.

Vanno tutelati innanzitutto i meno abbienti. E’ vero che  nel documento è prevista la cessione del credito d’imposta tuttavia senza ulteriori accordi con le banche anche  la cessione del credito rischia di  rimanere un contenitore vuoto, un’opportunità mancata. Servono a monte operazioni calibrate e fattibili con gli istituti di credito che possano rendere possibile il ricorso alle risorse per chi ha meno possibilità. Le fragilità sociali non possono pagare costi ulteriori“, conclude Masciovecchio.